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giovedì, maggio 01, 2008

Nuove notizie e nuove tecnologie, per evitare la cecità esistono varie soluzioni: biologiche e tecnologiche

AGI Salute - Genetica: eseguito primo intevento per la cecità

(AGI) - Roma - "Sono soddisfatto, prima non vedevo neanche le luci, ora riesco a leggere fino a cinque righe del tabellone. E' stato operato il mio occhio destro, il piu' malandato, ma anche il sinistro ha ottenuto benefici". A parlare e' Tommaso Ferraro, 26 anni, di Ragusa, uno dei tre italiani affetti da grave forma di cecita' ereditaria, l'amaurosi congenita di Leber, che presso il Children's Hospital di Philadelphia si sono sottoposti al primo intervento di terapia genica sull'uomo, complesso lavoro di equipe internazionale che ha visto collaborare l'Istituto Telethon di Genetica e Medicina (Tigem) ed il Dipartimento di Oftalmologia della seconda Universita' degli Studi di Napoli assieme, appunto, al Children's Hospital di Philadelphia. Racconta la sua esperienza, Tommaso, nel corso della conferenza stampa svoltasi questa mattina a Roma sotto gli occhi soddisfatti del presidente di Telethon, Susanna Agnelli, e sotto quelli entusiasti di Alberto Auricchio, ricercatore del Tigem e professore all'Universita' Federico II di Napoli: "Ci siamo concentrati sull'amaurosi congenita di Leber, una malattia genetica che colpisce la retina e provoca cecita' fin dall'infanzia, in certi casi a partire dall'adolescenza. Dovuta all'alterazione di un gene, abbiamo identificato il gene responsabile ed iniettato il gene sano nelle cellule bersaglio, dove deve sopravvivere abbastanza a lungo per produrre quantita' sufficienti di proteina rimediando al difetto genetico. Il successo e' stato confezionare un vettore, 'una navetta biologica' in grado di trasportare una significativa quantita' di Dna all'interno delle cellule bersaglio; un vettore puro e sicuro per la sperimentazione sull'uomo", spiega il professor Auricchio. "L'intervento - rivela il professor Auricchio - e' stato eseguito con l'iniezione nello spazio sottoretinico dell'occhio, in anestesia generale ed i tre pazienti italiani, due siciliani e una ragazza di Pavia, dopo solo un mese ci hanno regalato risultati incoraggianti: allargamento del campo visivo, riduzione movimento continuo degli occhi, la capacita' sviluppata di evitare ostacoli prima non visibili". Ora si continua a lavorare a grandi ritmi per riuscire a confermare i risultati su altri pazienti. E' importante intervenire il prima possibile, per questo, prossimi step saranno allargare la fascia d'eta' a pazienti piu' piccoli (dai 3 agli 8 anni) e successivamente concentrarsi per salvare la vista ai neonati (dai 6 mesi ai 3 anni). La terapia genica viene utilizzata per curare altre malattie ereditarie: l'emofilia, la distrofia muscolare, le talassemie... Successi permessi dall'avanzamento tecnico che ha consentito al vettore di trasportare geni in grandi dimensioni. "Telethon e la ricerca ha bisogno di fondi - dichiara Susanna Agnelli - lo ricordo ora che ci avviciniamo al momento di destinare il nostro 5 per mille. I 300 milioni di euro destinati al recupero di Alitalia sono stati sottratti alla ricerca; a conferma che lo Stato ci sostiene molto poco...".

Gb: «occhio bionico» per due persone Corriere della Sera

Gb: «occhio bionico» per due personeIl dispositivo per ora può ripristinare una visione approssimativa in bianco e nero(Grazia Neri)LONDRA - Impiantato per la prima volta un «occhio bionico» in due pazienti inglesi, malati di retinite pigmentosa, una malattia ereditaria che colpisce la retina. La speranza dei medici è che questa prima sperimentazione terapeutica si riveli valida e riesca da dare speranza a chi ha perso la vista a causa di questa patologia. L’occhio bionico, inseriro da Lyndon da Cruz, si chiama Argus II e funziona grazie a una telecamera che trasmette un segnale radio a un sottilissimo ricevitore e a un piccolissimo dispositivo elettronico inserito a livello della retina, la membrana nervosa che si trova sul fondo dell'occhio. Gli elettrodi di questo dispositivo stimolano quanto rimane dei nervi della retina permettendo al segnale di passare lungo il nervo ottico e di raggiungere il cervello, dove il segnale viene decodificato e «trasformato» in immagine.PER ORA VISIONE PARZIALE - L’occhio bionico, impiantato al Moorfield Eye Hospital di Londra è stato sviluppato dalla società americana, Second Sight, e secondo i ricercatori, è in grado di ripristinare un livello base di visione.Sulla sperimentazione c'è una comprensibile cautela. Non è certo se i due pazienti, sui quali è stata sperimentata la tecnica, riusciranno a vedere di nuovo: l'obiettivo, per ora, è quello di dare loro la possibilità di distinguere almeno contorni di luce ed ombre. «Il dispositivo è stato impiantato con successo in tutte e due i pazienti, che ora si stanno riprendendo bene» ha rifertito Lyndon da Cruz. Anche David Head, British Retinitis Pigmentosa Society, è soddisfatto del lavoro compiuto, e confida molto nel successo di questa nuova terapia l’unica speranza, ha detto, insieme alla ricerca sulle cellule staminali, per i malati di retinite pigmentosa.PROSPETTIVE - Mark MHumayun, professore di oftalmologia e bioingegneria al Doheny Eye Insitute di Los Angelese, che ha sviluppato la tecnologia e l'ha già utilizzata in alcuni pazienti negli Usa, ha dichiarato al Timesonline di essere ottimista sulla possibilità di ridurre ulteriormente le dimensioni della già minuscola telecamera e di poter aumntare il numero di elettrodi del dispositivo. Quelli utilizzati finora hanno a 16 elettrodi, ma i tecnici avrebbero già in fase di sviluppo avanzato un dispositivo con 60 elettrodi e si presume sia possibile arrivare ancha e mille elettrodi. Aumentando il numero di elettrodi si potrà ottenere una sempre maggiore definizone delle immagini.22 aprile 2008(ultima modifica: 23 aprile 2008)

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